Klima - Klima
martedì, 15 maggio 2007

pop , dream, electro, klima commenti

Le chiacchiere che avevo sentito in giro riguardo Angèle David-Guillou (aka Klima) mi avevano incuriosito non poco e confesso che è stato subito amore sin da quando è arrivato il cd dalla Peacefrog (tra l'altro il package è favoloso).
Angèle è una cantautrice francese trapiantata a londra, cresciuta a musica classica, Simon & Garfunkel, Muddy Waters, successivamente Sonic Youth et similia, infine scoprì l'elettronica (di cui adora la ripetività) con Aphex Twin.
Riguardo alla sua estrema ecletticità (influenzata anche dallo split registrato con Piano Magic e dalle collaborazioni con Gwen Cheeseman degli Psapp) afferma lei stessa "Ho capito che volevo provare e raggiungere un modo elettronico e al contempo classico di scrivere musica, facendo evolvere la ripetività e i pattern lentamente, più con chitarre che con strumenti elettronici".

I testi (in inglese, perchè sostiene che sia la lingua che più si adatta a produrre il suo tipo di suoni) sono molto personali e autobiografici, parlano di dolorosi ricordi adolescenziali (Lady Of The Lake è la storia di un caro suo compagno di giochi, suicidatosi a quindici anni), di introspezioni in contesti urbani (The City, scritta in venti metri quadri d'appartamento al centro di Parigi), di malinconiche situazioni (I Love That Day, l'ultimo giorno a Londra dopo sei mesi di permanenza).
La stessa intimità è facilmente riscontrabile negli arrangiamenti, che si snodano e si diversificano in moltitudini di suoni e umori. Batterie elettroniche dosatissime che convivono perfettamente con dolcissimi archi, voci lievemente distorte o incredibilmente limpide sotto xilofoni e mielati rumori elettronici. Spuntano pure tendenze trip hop, e citazioni a Bjork nonchè ai Cocteau Twins, ma sono perfettamente "nascoste" nel profondo della sua interpretazione, e spuntano fuori solo a un soppesatissimo ascolto.
Nonostante l'apparente marasma di sonorità sopra descritto, i pezzi scorrono uno dopo l'altro in modo fantastico, l'ascolto è estremamente semplice, ed è altrettanto semplice che il nostro umore cambi ad ogni traccia, sono le sue sensazioni che ci trasmette indolore. La sua innocente maturità è sconvolgente.
Atmosfere oniriche e avvolgenti, Klima ci porta per mano e ci guida nel suo mondo, grazie al suo spaventoso senso melodico e alla sua delicatezza disarmante non ce ne accorgiamo nemmeno, ma ci ha già conquistato.

Tracklist:
   1. The City
   2. Fluorescent Stars
   3. You Make Me Laugh
   4. I Love That Day
   5. Her Love Is Happy
   6. Neverending
   7. The Lady Of The Lake (su RadioGlassHouse)
   8. Why Does Everything Have To End?
   9. The Third Man
  10. Your Game Is Over
  11. The Damage Is Done
roccheggiato da hedgehog alle 09:25

Tujiko Noriko - Solo
giovedì, 26 aprile 2007

pop , dream, j-pop, tujiko noriko commenti

La fatina di Osaka all'inizio del 2007 ha sfornato un'altra delle sue piccole magie.
Dopo una prolifica attività soprattutto negli ultimi due anni, soprattutto con 28 e Blurred in My Mirror, questo Solo è forse il suo lavoro più maturo, più complesso.
Suoni diversi, trascinati, drum machine lenta, apparenti cacofonie e la sua fantastica voce a ricomporre i pezzi, dolce e malinconica.
Ogni traccia è un piccolo mondo (un giardino zen verrebbe da dire) in cui si viene trascinati, cullati e lasciati lì, smarriti.

Magic (disponibile su RadioGlassHouse), stupendo ritorno al passato, claustrofobica, beat bassi, ricorda molto Blurred In My Mirror, nonchè la Bjork di Homogenic. Ending Kiss è stupenda, emozionante, struggente e con un ritornello intenso. Passando per Saigo No Chikyu, una fiaba polimorfa, un miscuglio di colori, si arriva a Gift, pezzo che non ti aspetti, i beat si alzano e si abbassano, il finale arriva come miele.
In No Error In My Memory, Tujiko racconta una storia, parlando in giapponese, non propriamente una canzone, però ti entra dentro.
Dopo Spot, in cui il cantato è assolutamente ininterpretabile, quasi casuale, si arriva all'ultimo pezzo, In A chinese Restaurant, ed è qui la vera sorpresa, un'esplosione di fantasia, ritmi diversi che si intrecciano, i beat si alzano e diventa non dico dance, ma almeno fa muovere la testolina, salvo poi tornare calmo e salutarci, con la consueta dolcissima ma inesorabile voce.

Un album di certo non per tutti... ma che fa sognare.

(qui il sito ufficiale, qui il MySpace)

Tracklist:
  1. Magic
  2. Sun!
  3. Ending Kiss
  4. Let Me See Your Face
  5. Saigo No Chikyu
  6. Gift
  7. No Error In My Memory
  8. Spot
  9. In A Chinese Restaurant
roccheggiato da hedgehog alle 20:59

The Field - From Here We Go To Sublime
mercoledì, 18 aprile 2007

dream, techno, electro, minimal commenti (1)

From here we go to sublimeImmaginiamo di prendere micropezzettini di pezzi pop (tipo, che so, Lionel Richie o Kate Bush), e tramite un massiccio uso di sample e loop, creare qualcosa di completamente nuovo, che renda irriconoscibile il pezzo di partenza.
Si chiama "pop ricombinante" con chiara allusione alla ricombinazione del DNA, ed è quello che ha messo su disco un tizio svedese detto Axel Willner, aka The Field.
Conosciuto nell'ambiente già dal 2005 (quando uscì il suo primo singolo), debutta ora con il suo primo cd From Here We Go To Sublime.

E' un disco d'impatto, massiccio nei suoi 4/4 e dolce nei suoi saliscendi dream, crescendo melodici che toccano minimal techno e ambient.
Tiene svegli, concentrati, trasportati, attenti a godere di ogni minimo break.
I campionamenti sono sempre irriconoscibili, solo a volte mister Willner ci svela il trucco (come in Over The Ice - Under Ice di Kate Bush), una sorpresa che definirei tremenda, un epifania che lascia sconcertati.
Impressionante la prima traccia (disponibile su RadioGlassHouse), che è giocata sul loop di due vocali e ricorda assai i lavori i Ellen Allien.
Proseguirei nel commentare le tracce ma sarei ripetitivo (uhm...), quindi se non avete paura di rivalutare il vostro giudizio riguardo loop, sample e quant'altro, pigliatevi sto cd, ché ne vale la pena.
(sito ufficiale, MySpace)

Tracklist:
1. Over the Ice
2. A Paw in My Face
3. God Things End
4. The Little Heart Beats So Fast
5. Everyday
6. Silent
7. The Deal
8. Sun & Ice
9. Mobilia
10. From Here We Go Sublime
roccheggiato da hedgehog alle 20:30

Alessandro Stefana - Poste e Telegrafi
mercoledì, 11 aprile 2007

alternative, rock, dream, indie, alessandro stefana commenti (2)

Ultimamente, nei miei viaggi nelle profondità della musica, mi capita spesso di raccoglier perle, di trovarne tante e sparse sul fondo sabbioso, basta saper cercare bene.
Una di queste perle m'è arrivata in mano rotolando nel fondo sabbioso, è una perla molto rara in Italia, e porta il nome di Alessandro “Asso” Stefana; con sé, il suo album, Poste e Telegrafi.
Questo disco, interamente strumentale, sembra uscito dritto dritto da un film, un film che spazia tra il western e il visionario e che sa ben scaldare il cuore di ogni ascoltatore.

Alessandro Stefana, per chi volesse inquadrarlo meglio, è il chitarrista che ha accompagnato Capossela nell'ultimo tour, con prove musicali sempre magistrali, un chitarrista dal tocco delicato e sapiente nonostante la giovane età; già dai live si poteva percepire una capacità inventiva notevole da parte di “Asso” e questo cd ne è la prova più evidente.
Nell'album, edito dalla Important Records (Anoice), è palese la mescolanza di strumenti elettrici ed acustici, alcuni provenienti dalla tradizione americana, come banjo e pedal steel guitar, altri strumenti provenienti dalla tradizione musicale africana come la kalimba e il balafon, il tutto condito da vecchi arpeggiatori, loop di vinili, string machine e omnichord.
Tutto questo, interamente registrato, missato e prodotto da Alessandro nel corso del 2005 e in parte, del 2006.
Con grande difficoltà potrei dirvi la mia traccia preferita: Western Soda ci riporta al selvaggio ambiente con naturalezza e meraviglia nei piccoli suoni che compaiono di sorpresa; Semi Tostati di Cielo t'abbraccia, ti scalda e ti culla come una ninna nanna per nove intensi minuti, dove l'attenzione non può che concentrarsi su tutte le piccole sfumature che la compongono; Motel, minimalista e dall'aria rassegnata; Poste e Telegrafi Blues, con la collaborazione di Marc Ribot (Tom Waits, Ceramic Dog) e un inedito Marco Parente alle percussioni, la traccia che anima il disco e che sfiora la psichedelia; Fiori Campionati è semplicemente dolcissima, Whales Cemetery sembra uscita da un disco dei Sigur Ros o di Brian Eno e sfiora il limite dell'onirico più assoluto; Titoli di Coda...beh...il titolo parla da sé.

Il disco appare come un matrioska di regali e ci dona emozioni vere, sempre più intense ad ogni traccia e ad ogni ascolto, una prova vera ed importante delle capacità compositive di Alessandro.
Merita la giusta attenzione questo ragazzo, spero di aver contribuito.
Poi lasciatemelo dire, per nove euro questo disco è davvero un affare; lo potete acquistare direttamente dal sito web di Alessandro, non essendo ancora disponibile nei negozi.

Tracklist :
  1. Western Soda
  2. Semi Tostati di Cielo
  3. Motel
  4. Poste e Telegrafi Blues
  5. Fiori Campionati
  6. Whales Cemetery
  7. Titoli di Coda
roccheggiato da 0ss0 alle 01:16

Semifinalists - Semifinalists
venerdì, 16 marzo 2007

pop , dream, semifinalists commenti

Hanno fatto a pezzi il cielo. Il cosmo, ogni cosa oltre e dopo ancora, pianeti, stelle, altri cosmi e universi e buchi neri.
Han raccolto tutti i frantumi e ora li dispergono con parsimonia. A tratti a grandi manciate, altre volte centellinando le polveri, i raggi, le nebulose. E io sono sicura che sono stati i Semifinalists.
Han tenuto dalla loro laser cosmici, esplosioni stellari, echi e voci lontane anni luce, mini-atmosfere dall'essenza mistica. E tutta la gamma di colori planetari scintillanti.
E ne han ricavato questo estroso lavoro. Ma non per magia.
Per vocazione, mi permetto di pensare. Anche se si sta parlando di tre poco più che ventenni. Anche se questo cd originariamente avrebbe dovuto fare da colonna sonora a un progetto in film e solo lavorandoci questi si sono scoperti più musicisti che registi.
Capita a volte che in alcuni (rari) cd ti ci senti immerso fin sopra il collo. Poi li ascolti e ti inondano sorpassando anche le punte dei capelli. Semifinalists è un album a questa maniera: ogni canzone è costruita ad incastri, fatti di cambi di tempo, variazioni capricciose, melodie fantasiose e spunti onirici. La sensazione globale è di star assistendo alla creazione del mondo da remote coordinate astronomiche.

E' un sapore spaziale, extraterreno quello dell'opener Origin Song, che nei coretti urlati ricorda pure un po' gli Architecture in Helsinki. E questo gusto si sparge in tutto il disco, saltellando a zig zag fra arpeggi, schitarrate, tastiere tranquille, sintetizzatori, flauti, ...
Show the Way può dare sfogo al tatto inziale e alla dirompenza del trio, e mentre l'ascolti non sai più dove girarti. Gli impulsi sonori irrompono così improvvisamente da accendere (e fulminare) più di qualche cellula di felicità nel tuo tessuto connettivo.
You Said è una delle perle del disco, il sunto dell'intera opera, mi verrebbe da dire. Solo dopo svariati ascolti la sua struttura ti si inserisce nella testa. A questo punto, è finita: l'assuefazione dal collegamento di ritmi diversi e dalla spiazzante linea melodica che vi è celata dietro non ce la leverà mai più dalla memoria. La successiva DC è la canzone che più si adatta ad un'etichettatura da "singolo" dell'album, il cantato di Adriana Alba è una guida perfetta che trae a sè l'andirivieni delle melodie mescolate tracciandone la mappa.
Short Acoustic Song fa pensare a un satellite che si canta una simpatica musichetta per ammazzare la solitudine. Molto ingenua, schietta e semplice.
E queste ultime tre parole vi fluttueranno in testa quando penserete ai Semifinalists. Perchè sono così, e si sente. Riescono a dare un'identità a sè ad ogni pezzo componente la scaletta di questo primo lavoro, come per HWY 101, dolce e frammentaria, o per I Saw You in the Hall, fatta d'energia lampante o ancora Upstream, che suona più come un azzeccato intermezzo che come una canzone vera e propria.
From Several to Many chiude tutto coi suoi uh-huu-u-u-uh-hu-uuuh cantilenanti in minuti brevissimi, quasi si fosse stappato un gran buco nero e tutto fosse stato condotto al risucchio totale.
Io mi ci sento proprio, a esser stata risucchiata.. sssssplendido.

Tracklist
1. Origin Song
2. Show The Way
3. Chemicals That Wait
4. Lets Kill This
5. You Said
6. DC
7. Short Acoustic Song
8. HWY 101
9. I Saw You In The Hall
10. Upstream
11. Whispering Mice
12. From Several To Many

roccheggiato da Coe alle 14:55