live, disco drive, videointervista commenti (4)



Perché sul palco in tre magari non ce la fai a reggerlo, ti senti schiacciato dal peso della gente e dal peso del locale e magari pensi che davvero è troppo; allora aumenti gli strumenti, ti piace anche la rima e devi saperli suonare anche bene magari per reggere ai tecnicismi, ad una musica che bada sempre più alla qualità individuale; due batterie, non una, un synth, chitarre varie; la tua musica è animalesca, viscerale, suoni dinoccolato, segui il tempo e chiudi gli occhi, partecipi e gli altri partecipano, coinvolto e gli altri sono coinvolti.
La sala si riempie e la musica sembra salire, come immergere un sasso in una bacinella colma d'acqua e l'acqua straripa fuori, la voglia di ballare e partecipare è forte, densa, vogliamo tutti partecipare ad una creazione così maestosa e potente, così sorprendentemente focosa.
E c'è stupore, tutto viene maltrattato, applicato seguendo strade percorse raramente, i passi rimangono scolpiti nella polvere e, anche se il vento porterà via le tracce, la meraviglia rimane impressa nelle menti e nei cuori di tutti: è musica, suono che serpeggia e contagia di corpo in corpo, diveniamo casse di risonanza e la persona a fianco contagia la moltitudine, scuotiamo la testa e pestiamo i piedi in terra, questa è la serata giusta.
E dura tutto troppo poco, consapevolmente, ma la tristezza rimane per un pubblico shockato, pietrificato come lo stesso muro di suono che gli si è schiantato contro, non c'è stato airbag, rimaniamo contusi, sfregiati, visibilmente scossi; echeggiano nella nostra mente parole e battiti di cassa profondi, tutto stampato: uno dei migliori puntoebasta.
Dopo, i sorrisi, lo sbigottimento, una droga buona: “di più, di più” sembrano gridare i nostri corpi tumefatti, l'attesa sarà il nostro metadone, non ci resta che aspettare e sperare nell'overdose, morire soffocati come i grandi, ma soffocati dal loro prodotto genuino, puro, tagliato e smistato con la classe di Frank Lucas, non c'è spazio per gli altri, davvero.


recensione by OssO

photos by Sara Palliccia e Bruno D'Amata (flicr!)
montaggio by pkms
roccheggiato da popkillmysoul alle 12:52

Disco Drive - Things To Do Today
giovedì, 15 novembre 2007

, funk, indie, disco drive commenti (1)

Le tendenze non sono affatto frutto di un piacere collettivo, ma piuttosto il contrario; la tendenza crea individui che di essa ne saranno (in)volontariamente dipendenti. Poi ci sono i fedeli, quelli che di quella moda ne fanno una base da cui partire, evolversi e come pionieri crearne di nuove,  non considerando che in realtà vengono apportate solo piccole modifiche alla precedente. Più l’uomo e la musica, nel corso del tempo, scoprono nuove cose, più le modifiche sono difficili da recuperare.
I Disco Drive di Bologna, sono sicuramente figli di una tendenza che pare, in questi ultimi anni, si stia dilatando a macchia d’olio, ma hanno compreso bene dove poter apportare quelle agogniate modifiche. La differenza sta nel fatto che questo gruppo è una tendenza che diverte spensieratamente, che non stufa, dalla quale non ci si vorrebbe sbarazzare, che và ballata e non disprezzata perché massificabile.
Proprio i titoli di due brani, Grow Up! e It’s a Long Way To The Top, suggeriscono di buon grado, la consapevolezza da parte del gruppo di poter dare ancora molto, esortando l’andare avanti nell’apparente affermazione “c’è ancora molto tempo” (a meno che le profezie Maya, riguardo al mondo, non si rivelino giuste). Nonostante questo, Things To Do Today, è la naturale conseguenza del precedente What’s Wrong With You, People? (seguito da The Very EP marchiato 2006), più armonioso e Funk, un po’ !!! ma meno dancefloor, un po’ Fugazi ma meno hardcore, rispecchiando quelli che sono i canoni di una musica non troppo comoda nel panorama italiano ma che comunque, grazie anche ad una immagine-risultante molto “carina”, riesce a svincolarsi da chi delle piccole produzioni indie vuol farne un dramma.
I bolognesi sono in giro dal 2002, da lì svariati concerti (oltre ai due dischi) li hanno accompagnati al riconoscimento internazionale con una formazione che, dopo il subentro di Matteo Lavagna  al bassista Andrea Pomini, vede alla chitarra Alessio Natalizia e alla batteria Jacopo Corazzo, sfruttando infine la voce di tutti i componenti per il cantato.
Un progetto molto interessante, sia a livello grafico che a livello sonoro determinato da picchi di totale eccellenza, come nel caso di The Flower Stall, Goodbye e What Are You Talking About, e alcuni di parziale indifferenza (Fingers and Nails) con l’unico problema che in realtà, non c’è un pezzo che risalti completamente sugli altri, quello che andrà a finire su una compilation o si ricorderà nei momenti meno appropriati; le tracce sono quasi tutte su di un unico buon livello.
Things To Do Today è forse ancora troppo agganciato al format inglese anche se non si limita a presentare l’aridità del suono specifco basso-chitarra-batteria, come spesso accade (a volte con ottimi risultati, ricordiamo  i Super Elastic Bubble Plastic) ma aggiunge a questo, campionamenti, doppie voci, strumenti diversi, che fanno del tutto, un suono ampliabile e ricco, che stanca difficilmente. Riversante sul lato più pop dell’indie, non propina esplosioni di suoni o ritmiche devastanti, ma è divertente, non impegnativo ed orecchiabile, in ogni caso non da Festivalbar.

 

tracklist
01.  Grow Up!
02.  The Flower Stall
03.  It’s a Long Way To The Top
04. 
Goodbye
05. 
Gonna Love This
06. 
Find Me Animal
07. 
What Are You Talking About And Why Are You Talking About It?
08.  Fingers and Nails
09. 
Out Of Sound
10. 
Things To Do Today
11. 
Cholsey

roccheggiato da popkillmysoul alle 18:48