Devastations - Yes, U
venerdì, 07 dicembre 2007

rock, noir, devastations commenti (4)

Si avvia alla conclusione questo 2007 pieno di musica e novità, e cresce in me l'imbarazzo della scelta quando devo scegliere quale disco recensire, visto che ne avrei almeno una decina di cui non ho ancora parlato. Ma in questi giorni mi è venuto a trovare un disco stupendo (perchè sono certo che è la musica che viene a trovarci, non viceversa), perfetto per questo dicembre violento e malinconico. Dietro l'ingenuo nome Devastations non si cela un combo di black-metallari assatanati, ma un trio di timidi e introversi australiani (di Melbourne), che hanno lasciato un segno nel mio cuore con una splendida manciata di canzoni d'amore, sofferte, strazianti e malinconiche. “Yes, U” è l'eccezionale titolo che è già un programma (ottima anche la copertina naif) per un album fuori dalle mode, dall'incedere cupo e introspettivo ma tutt'altro che depresso.
Il romanticismo noir dei Devastations riporta alla mente i vecchi film di Hollywood in bianco e nero, i locali fumosi di New York e gli eroi solitari della letteratura americana, gli arrangiamenti raffinati sono quelli di un trio rock classico che fa ampio ricorso all'elettronica per rendere ancora più umana la loro musica. Il loro sound è caldo, lento e avvolgente, la bellissima voce baritonale del cantante-bassista riporta subito alla memoria il mito Mark Sandman dei Morphine, il talento per le melodie è cristallino e la vena compositiva è sincera e immediata, nel miglior senso della parola. Dietro l'apparente semplicità delle loro ballate immediatamente orecchiabili, che ti si stampano in testa al primo ascolto, i tre giovani musicisti sanno raccontare un mondo poetico intrigante e complesso, le soluzioni non sono mai banali e gli arrangiamenti a volte davvero superbi. Così arrivano canzoni memorabili come l'iniziale Black Ice, degna dei migliori Piano Magic, la devastante Rosa, dall'incedere cupo e drammatico, declamata ma sempre sul punto di esplodere, in pieno stile Nick Cave, e il capolavoro del disco Oh Me, Oh My, struggente litania per cuori infranti che incede maestosamente con la sua lentezza per quasi otto minuti, deturpata da un crescendo di sublimi distorsioni. Ma le conferme della loro classe arrivano durante tutti i 50 minuti di “Yes, U”, con momenti incredibilmente intensi (come The Pest che si spinge in territori spudoratamente Suicide con la sua elettronica pulsante e minimalista a sorreggere i sussurri del cantante, e The Saddest Sound, voce e chitarra per cantautorato alla Tindersticks, che più nero non si può, da brividi) e altri più leggeri che non deludono lo stesso (la loro idea di pop è comunque di alta classe, e se Mistakes sembra uscire da “Low” di David Bowie ancora meglio fa The Face Of Love, che riporta alla mente i miracoli melodici dei Black Heart Procession...). Insomma, un album che non cambierà la storia della musica ma a cui manca poco per essere un piccolo capolavoro, che mi sento di consigliare sfacciatamente a chi non si vergogna di essere romantico.
Si avvicina il terribile Natale, è tempo di correre ai ripari...
Se come me cercate aiuto, i Devastations (forse) vi salveranno.

Tracklist:
  1. Black Ice
  2. Oh Me, Oh My
  3. Rosa
  4. The Pest
  5. As Sparks Fly Upwards
  6. Mistakes
  7. The Face of Love
  8. An Avalanche of Stars
  9. The Saddest Sound
  10. Misericordia
roccheggiato da FaustoMarrone alle 14:07