David Vandervelde - The Moonstation House Band martedì, 24 aprile 2007
Sono così arrabbiato che mi verrebbe da urlare...Non si fa così, non si deludono le persone in questo modo.
Perché non puoi fare un cd come The Moonstation House Band, farlo partire in questo modo, e perderti alla quarta traccia, non si può. E non puoi sputtanarti totalmente alla quinta e rovinare tutto quello che di bello avevi creato, no...no davvero. Se poi con la settima sfoci nell'anonimato e con l'ottava raggiungi la banalità più estrema con rare, rarissime punte di genio (nel ritornello), allora, hai proprio toccato il fondo.
Il cd di David Vandervelde, giovane cantautore/polistrumentista di Chicago, Illinois, ho cominciato ad ascoltarlo perché Jacket m'aveva conquistato, e quando inserisci il cd e ti parte una Nothin'No (su Radio GlassHouse) totalmente inaspettata lo stupore t'assale, la curiosità ti sommerge e anche il corpo ci mette del suo non riuscendo a trattenersi dal batter il tempo. Riascolti subito, perché sei convinto che ti sei perso qualcosa all'inizio, e così ti fai di nuovo schiaffare a terra da tutta la bellezza e completezza della prima traccia. Poi decidi che anche Jacket merita attenzione, così con un doppio click la conferma c'è tutta e non riesci proprio a renderti conto di come faccia ad aver creato due canzoni così, non riesci proprio a comprenderlo. Feet of a Liar, è una bella ballad che smorza un po' i toni entusiastici, ma si sa far apprezzare davvero. Una bella passeggiata sul mare, con il sole che tramonta, ecco, ti viene in mente questo, intensa, piacevole, bravo ancora, poi...
poi...
il declino di un cd...
Le tracce si susseguono senza un perché, senza un dove, un come, ed è qui che ti chiedi se ci sia lo zampino di qualcuno per le prime o per le ultime tracce, perché non lo riconosci, non riesci a capire il nesso tra le prime tre e le ultime “canzoni”, e le virgolette sarebbe da metterle davvero grandi. Sembrano più che altro delle prove, delle sperimentazioni malriuscite.
Corduroy Blues, ha un attacco che quasi quasi si può fare; poi, quando arriva la voce cerchi il sacchetto per il vomito che dovrebbero dare in dotazione con il cd, nemmeno gli archi sotto possono nulla di fronte a questo sfacelo.
Niente, David non è soddisfatto, così cerca di darti la botta finale con Wisdom for a Tree, dove giusto il bridge si salva, ma tutto il resto è veramente da cestinare. Ora il sacchetto non basta più, hai bisogno anche di qualcosa per fermare i crampi allo stomaco.
Ma non è finita, c'è sempre di peggio. Così Cant'see Your Face No More ti fa venire la labirintite tanto è anonima, con rari sprazzi anche qui giusto nel ritornello, un po' giocoso, ma che non può fare nulla davvero per salvare del tutto la canzone
Murder in Michigan, forse si sarebbe dovuta chiamare Suicide in Michigan, probabilmente dedicata alla prima persona che ha ascoltato il cd e non ha retto la sorpresa finale. Cita i Beatles, il ritornello anche qui tenta qualcosa e anche l'assolo di chitarra, ma la canzone è da scartare, ci vuole coraggio per metterla in un cd.
Con l'ultima canzone strumentale, quasi decente, anche se alla fine si perde nei troppi archi, si chiude il cd e l'unica gioia risiede nella consapevolezza che il cd ripartirà a breve e potrai di nuovo farti investire da quell'ondata di freschezza che il cd porta con sé all'inizio. Con quel bel suond un po' anni 70, quella voce che un po' ricorda i Band Of Horses, quell'originalità davvero disarmante.
Non si può fare così...non si può...
Non somministrare ai bambini sotto i dodici anni.
Leggere attentamente questo foglio illustrativo.
Tracklist :
1.Nothin' No
2.Jacket
3.Feet of a Liar
4.Corduroy Blues
5.Wisdom From a Tree
6.Can't See Your Face No More
7.Murder in Michigan
8.Moonlight Instrumental

roccheggiato da 0ss0 alle 02:38









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