Waltari - Release Date
domenica, 11 novembre 2007

prog, metal, crossover, waltari commenti

Questo è il mio mastodonte di fine 2007, che mi ero ripromesso di affrontare e che rinviavo da tempo, perchè trovo veramente difficile recensire un disco del genere, dove è impossibile capire che genere si sta ascoltando e soprattutto fino a che punto il gruppo in questione c'è o ci fa. Ma l'opportunità di parlarne su Glasshouse è troppo ghiotta, soprattutto perchè spero di stimolare la curiosità di qualche lettore (è quello il mio compito, no?). Release Date non è neanche uscito in Italia, credo, ma le magie della rete sono ormai a portata di tutti, senza ipocrisie. A proposito di finlandesi folli. No, questi ragazzacci non hanno massacrato nessun coetaneo al liceo, semmai hanno massacrato e dissacrato il metal. Il fatto che provengano dalla Scandinavia, patria del metal più rinomato ed esaltante rende il tutto più grave. Più pazzi dei Maximum The Hormone (vabbè, forse esagero...), più dadaisti dei Camper Van Beethoven (senza però averne la genialità sfrenata), più vari ed eclettici di Elio E Le Storie Tese (con cui condividono sicuramente il fatto di saper suonare davvero bene), Signore & Signori i Waltari, da Helsinki. Questo disco è uno zibaldone del loro mondo musicale: unico, originale, vario, strabordante, eccessivo, a dir poco pazzoide e allo stesso tempo furbetto, irritante, compiaciuto, manierista, dispersivo. Dotati di una personalità straripante e di una innata genialità nel copiare e riciclare il sound altri gruppi, negli anni sono diventati una band di culto, e il problema e che loro lo sanno. Quindi a questo punto diventa difficile capire fino a che punto si prendano sul serio, quando ci troviamo di fronte all'ennesima traccia spiazzante di un disco così ricco come Release Date.  Va detto che è una goduria questo disco, e vanta capolavori indicibili come Colgate Country Showdown (un'incredibile progressione dance-metal che sfocia nella techno con la cassa dritta, impossibile non muovere il culo) e The Incarnation Party, struggente ballad di 13 minuti che se fosse stata scritta dai Guns 'n Roses negli anni '90 avrebbe spopolato, e la sorprendente Cityshamaani, dal basso korniano e l'incedere maestosamente prog-metal. Il problema è reggere il peso di tutte queste trovate per 70 minuti, davvero tanti per un disco che così com'è poteva durare anche 4 ore, visto che il senso della misura non è certo il pregio dei Waltari. E anche se non mancano i momenti divertenti (come l'iniziale Get Stamped, pregevole coattata in stile power-metal adolescenziale da ascoltare a tutto volume con gli amici, o Morning, che parte nu-metal per arrivare addirittura ai Run DMC o giù di lì...), in alcuni passaggi non sai se ridere perchè il pezzo è divertente o orribile (Wish I Could Heal sembra una brutta cover del Pipppero!). Non si può stupire ad ogni passaggio, ma loro ci provano testardamente e alla lunga il disco diventa abbastanza faticoso da digerire. Se fosse durato la metà avrei gridato al capolavoro, perchè ripeto le doti ci sono tutte, e alcuni pezzi sono davvero potenti, ma insomma alla fine resta il dubbio se i Waltari siano i nuovi re del crossover estremo o semplicemente dei Ramones che sanno suonare. A me piace pensare che siano dei simpatici freak, che quando azzeccano l'idea possono tirare fuori delle hit memorabili, per il resto credo che i miracoli dei Maudlin Of The Well e degli Sleepytime Gorilla Museum (due gruppi che consiglio ai lettori più curiosi come esempio di versatilità e geniale imprevedibilità crossover) siano lontani.

Tracklist:
 1.  Get Stamped
 2.  The Big Sleep
 3.  Let´s Puke Together
 4.  Cityshamaani
 5.  Night Flight
 6.  Good Morning
 7.  Colgate Country Showdown
 8.  The Incarnation Party
 9.  Sympathy
10. Hype
11. THD
12. Sex In The Biergarten
13. Wish I Could Heal
14. (Bonus Track) Spokebone
roccheggiato da FaustoMarrone alle 15:25