Cristina Donà - La Quinta Stagione
domenica, 16 settembre 2007

pop , cristina donà, cantautore commenti (2)

A preannunciare un album più limpido e semplice, sia nei testi, sia nella musica, è proprio Cristina Donà, che nelle varie interviste di presentazione, ha avuto la possibilità di spiegare quanto sia stato difficile realizzare il suo disco più facile (XL numero 25, pg.108). Il titolo fa riferimento al taoismo; la quinta stagione che è il momento, tra l’estate e l’autunno, in cui il corpo e l’anima si preparano al freddo e si purificano. Ora, non mi è chiaro stabilire se la Donà, sia preda involontaria dell’onda anomala che ha permesso a Polly Jean Harvey di registrare un disco pianoforte e voce e a Cristiano Godano di poetizzare completamente il proprio lavoro, ma in effetti quel che risulta dal disco della cantante italiana, è proprio un senso di leggerezza tendenzialmente autunnale. È un sensazione di abbandono che accompagna la voce limpida e matura della bergamasca, che con la prematura scomparsa del padre, ha trovato conforto in una persona che poi si è rivelata fondamentale per la riuscita del lavoro, il produttore di PGR e Simple Minds, Peter Walsh. Ma Walsh è solo la fine di una lunga coda di produttori che han seguito la Donà nelle sue opere: primo fra tutti Manuel Agnelli degli Afterhours che da poco, hanno abbandonato la buona vecchia Mescal per entrare in Casasonica, lasciando cosi il posto di punta, proprio alla rinascente Cristina.
Una copertina che cita Modigliani in modo palese, preannuncia lo spirito di liberazione e di visuale sviluppata, propria della ricerca, propinato poi con eleganza nel pezzo di apertura: un rumore di fondo simile al vento, un basso poco dopo le prime parole, calde e suadenti, qualche percussione. Ma il tutto è solo un tappeto rosso sul quale si distenderà l’intero disco.
Universo è la seconda traccia nonché primo singolo, di facile fruibilità popolare (forse la più facile) ma non per questo di scarsa di qualità; piacevole e morbida, in classico stile pop italiano non scontato. Basta capire il metodo ed entrare nell’ottica di scrittura delle liriche, per comprendere come il disco con l’intento più trascendentale, diventi quello più terrestre, più vissuto e rapportabile a qualsiasi realtà. Per esempio in Duellanti, è possibile pensare ad una infezione autobiografica, in cui due amanti hanno la possibilità di vedersi nuovamente, forse per l’ultima volta. Semplice e vivibile, nel più limpido dei concepts. Segue la più bella ballata dell’intero disco a livello melodico, Migrazioni; è inutile cercare di placare la fantasia che vaga inevitabilmente verso prati romantici di una giornata in pieno autunno; alcune figure non appartengono alla retorica, come in questo caso, ma a semplici richiami di memoria, di conseguenza, è un fattore del tutto soggettivo. Dopo l’anestetica Come le Lacrime, a mio parere c’è il brano migliore in stile vecchia Donà, leggermente ammorbidita, Non c’è Niente di Particolare, testo semplice, accordi semplici, tutto molto semplice. Piacevolmente semplice. Ascoltare il disco di seguito per più di qualche volta non è di certo costruttivo; ora io, per esempio, mi ritrovo piuttosto apatico alla ricerca di qualcosa di ancora più semplice da fare (un cinema alle sei di pomeriggio) in alternativa continuare ad ascoltare tentando di dormire.

Tracce:
01. Settembre
02. Universo
03. L'eclisse
04. I Duellanti
05. Migrazioni
06. Come Le Lacrime
07. Niente Di Particolare (A Parte Il Fatto Che Mi Manchi)
08. Laure (Il Profumo)
09. Non Sempre Rispondo
10. Conosci

roccheggiato da popkillmysoul alle 17:10