Woelv - Tout Seul Dans La Forêt En Plein Jour, Avez-vous Peur? lunedì, 25 febbraio 2008
Si potrebbe tendere a generalizzazioni, ma da quel poco che avevo capito e visto, anche dalle sole foto, la splendida Woelv mi sembrava un po' il clone di Klima, ma in versione naturalizzata, senza quell'elettronica minimal-dream, soffocata da foglie ingiallite, castagne tra le dita dei piedi e more sopra i capelli, persa in una foresta spoglia, calda nei colori.Il cd di Geneviève Castrée, canadese venticinquenne è un puro misto di canzoni che toccano paradisi sonori alla Bjork e ambienti alla Klima, il tutto in un contesto puramente minimal-folk che stupisce per freschezza e innovazione.
Un cantato in francese che s'appoggia su chitarre prettamente classiche, non acustiche e ritmi strampalati ma ben ponderati che enfatizzano la struttura e la voglia di stupire; cori e controcanti auto prodotti in loop sfrenati, l'elettronica che serve, il minimo, l'indispensabile; la forza del disco è il carattere e la personalità, nient'altro.
Non è un ascolto facile, intendiamoci, alcune tracce si possono benissimo ascoltare mentre si legge un libro come la morbida (arrogance), Sous Mon Manteau o, al limite (réconciliation); il resto dell'album va ascoltato e compreso a fondo; letto il titolo della track bisogna calarsi nei panni di Woelv ed esplorare il mondo con i suoi occhi: La Mort Et Le Chien Obèse, La Fille Qui S'est Enfermée Dans La Salle De Bains, Tout Seul Dans La Forêt En Plein Jour, Avez-vous Peur? con i suoi nove minuti zero cinque di solo vento, sono solo tre esempi palesi di tracce scritte con una personalità spiccata e un senso del racconto che stupisce per minimalismo ma, allo stesso tempo, per chiarezza.
La Petite Cane Dans La Nappe De Pétrole è forse la canzone che meglio riesce a caratterizzare la giovane canadese, la canzone dove tutto risulta cristallino, il suo modo di intendere la musica.
Un album generalmente cupo, forse influenzato del suo trasferimento negli States a Seattle che la resa più triste e malinconica.
Una svolta cantautorale notevole, un album prezioso e pieno di ottime, semplici idee. Una voce che incanta e risplende. Bello ed intenso.
(Sito Ufficiale)
Tracklist:
- Drapeau Blanc
- La Fille Qui S'est Enfermée Dans La Salle De Bains
- (réconciliation)
- Deux Coqs
- La Petite Cane Dans La Nappe De Pétrole
- Au viol!
- (arrogance)
- La Mort Et Le Chien Obèse
- Sous Mon Manteau
- Sang Jeune
- L' homme Qui Vient De Marcher Sur Une Mine
- Tout Seul Dans La Forêt En Plein Jour, Avez-vous Peur?

roccheggiato da 0ss0 alle 15:36








Come diceva il caro e buon Caparezza, il secondo album è sempre il più difficile, nella carriera di un artista.
Grumi di rondini nel cielo. Un qualcosa di lento, calmo e dolcemente invasivo pian piano avanza, si sta facendo posto, si muove.
Ne ero sicuro, ma son di quelle cose che non riveli per non passare da imbecille e beccarti tutti gli insulti possibili. 
Non c’è niente da fare, per ogni artista, il secondo cd è davvero una dura prova. Poche recensioni fa ho parlato di Damien Rice e del suo flop, ma potremmo elencare migliaia di gruppi e cantanti che con il secondo cd hanno deluso le aspettative di tanti fan desiderosi di un nuovo capolavoro. 
Quante volte m’è capitato di aprire pagine di giornali e leggere di artisti paragonati a Jeff Buckley? Già, quante volte? Se contiamo che ogni volta che spunta un artista soft-rock con una bella voce questa cosa si ripete, potremo farci anche venire la nausea, prendi ad esempio Scott Matthews o Ben Cristopher, due ottimi artisti, per carità, ma giusto il primo con la sua Elusive si poteva quasi quasi avvicinare.
Squadra che vince non si cambia, e Damien Rice si presenta dopo due anni con un album nuovo e la stessa formazione dell’album passato.

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