Glass Pills #2
giovedì, 17 maggio 2007

calla, petrol, hot club de paris, dinosaurs jr commenti

Petrol - Dal Fondo
Dan Solo, ex bassista dei Marlene Kuntz, si ripropone con un nuovo disco per i suoi Petrol nati quasi per caso dall’incontro con il cantante dei Fluxus, Franz Goria. Ne esce fuori un disco decisamente scuro, come il titolo suggerisce ma non cosi profondo come il petrolio possa voler intendere. Un hard rock che a livello d’impatto sonoro fa la sua sporca figura, ma la voce e le liriche sembrano rispettivamente, fuori luogo e scontate. Non per questo è tutto da buttare, ma forse in inglese avrebbe funzionato meglio. 2.5/5

Dinosaurs Jr – Beyond

Ehssì, dopo 35 anni di inattività il trio di Detroit , torna con un nuovo disco, che sancisce la reunion, in stile post grunge, emulando un po’ i Pearl Jam più spenti. Si sente nel sound, che la vecchiaia è una malattia comune; solo alcuni pezzi ricordarno Where You Been e molti altri sembrano apparentemente inutili se non per quei Riff, anche abbastanza belli e ben messi ma purtroppo invasivi e lunghi. I Dinosours Jr. han partorito un disco piacevole ma non all’altezza della loro storia. 3/5

Calla – Streght in Number

Suoni che migrano dal pop dark tipicamente Cure, alla dark wave, immagini piuttosto nitide di pareti ammuffite da un lento sgocciolare di sensazioni vibranti: ad un tratto l’esplosione, che avviene a livello metaforico, nell’inconoscio, non come nel nu metal di vecchia opera in cui avveniva realmente, in modo fragoroso. Questo dei Calla è un disco che scava dentro e nidifica, partorendo la germogliante percezione che qualcosa dall'interno stia cambiando. Aria nuova paradossalmente marcescente. 4.5/5

Hot Club de Paris – Drop It ‘til it Pops
Si percepisce lontana un miglio la provenienza di questo scintillante trio; Liverpool. I blur, Graham Coxon, un po’ di punk-ska, ritmi contratti e sonate a cappella fanno dell’esordio di questo gruppo un motivo di festa, di giubilo esattamente. Un suono che potrebbe sembrare semplice nella certezza di un basso che è portavoce ritmico, in realtà le strutture sono studiate, funzionano e divertono e questo è ciò che li fa spiccare nella folla. Personalmente, amo Parigi (e lo ammetto ho cominciato ad ascoltarli per questo motivo) e pensando che il loro nome provenisse da un sarcasmo strumentalizzato all’uso di pianoforti  e voci soavi, come Montmartre insegna, ascoltandolo mi ritrovo felicemente sorpreso. 3.5/5
roccheggiato da popkillmysoul alle 19:00