The Dresden Dolls - Yes, Virginia
mercoledì, 27 dicembre 2006

punk, cabaret, the dresden dolls commenti (3)

Verrebbe facile comparare le due cose: White Stripes, formati da due soli componenti, un uomo e una donna, chitarrista-cantante e batterista; i Dresden Dolls anch’essi in due, di sesso opposto, il primo batterista la seconda cantante-pianista. Non c’è errore più grossolano. L’anima pop decadente del primo gruppo ha in se la naturale diffidenza ad essere accostata alla figura brechtiana presentata da Amanda Palmer e compagno, quindi risulterebbe difficile fare qualsiasi sorta di paragone.
Dopo due anni dall’uscita dell’omonimo album, i Dresden Dolls, si sorprendono sospesi tra l’eleganza di un piano suonato con l’efficace promessa di riempire l’attendibile vuoto e un ritmo creato, sembrerebbe, appositamente per loro. In effetti i due strumenti si comparano. In questa formazione nessuno può prescindere dall’altro in particolar modo quando fondendosi, questi, producono suoni nuovi, veloci, persi nella calda armonia della voce di Amanda.
Yes, Virginia è un susseguirsi di diverse impressioni, ben studiato e rigorosamente in tono con l’immagine che il gruppo vuol dare di se stesso. Il disco apre con Sex Changes una voce forte, un piano che ricorda spesso rimasugli di epoca da cabaret prestata alle moderne figure di americano-nobile.
Il punk-cabaret suonato in questi brani è l’estenzione musicale del “punk che rende liberi” (Kurt Cobain) e nonostante in alcuni pezzi, si affermi proprio il contrario, il concetto è sentirsi liberi di essere reali, quando se ne ha voglia. È un disco politicamente corretto, a mio avviso, (probabilmente antiamericano) come emerge nella commovente Mrs. O., dove O sta per Olocaust che in realtà è un pezzo di vecchia data, uscito nell’EP Live A is for Accident, e re-inciso in occasione del nuovo album.

È un disco che si fa ascoltare con interesse, soprattutto grazie a pezzi come Modern Moonlight dove un piccolo urletto della cantante da inizio ai nevrotici ritmi di Brian Viglione o My Alcoholic Friend un’allegra simil filastrocca (I’m taking back the number of the beast cause 6 is not a pretty number
8 or 3 are definitely better).

La chiusura è assegnata al singolo Sing, che insegna, diciamolo, a cantare di se stessi.

Amanda e Brian ora hanno anche un fan club italiano

Tracklist:

  1. Sex Changes
  2. Backstabber
  3. Modern Moonlight
  4. My Alcoholic Friends
  5. Delilah
  6. Dirty Business
  7. First Orgasm
  8. Mrs.O
  9. Shores Of California
  10. Necessary Evil
  11. Mandy Goes To Med School
  12. Me & The Minibar
  13. Sing
roccheggiato da popkillmysoul alle 16:27