live, concerti, jazz, bollani, rava commenti (2)

No, non c'è una maledetta volta che si riesca ad arrivare in anticipo all'Auditorium, la partenza dev'essere sempre anticipata, bisogna partire il pomeriggio, attrezzarsi per gustare un delizioso pic-nic sull'erba bagnata dei prati. Se anche questo non dovesse bastare, la prossima volta, pianteremo una tenda il giorno prima.

Fortunatamente mercoledì sei lo spettacolo inizia con quei venti minuti di ritardo che ci hanno permesso di sederci con la massima tranquillità: il posto è quello dietro al palco, nella Sala Santa Cecilia, immensa, strapiena, uno spettacolo meraviglioso.
I due entrano con passo elegante, giacca e pantaloni, grande stile, salutano timidamente la folla e sorridono, sono simpatici e cordiali si vede da lontano, anche senza occhiali.

E si parte con i brani contenuti nel loro cd “The third man” e si ha subito la sensazione che sia uno strano duo: Rava è composto, signorile, elegante e il suo è un suono che sa di antico, di grande tradizione, classico; Bollani è scomposto, giullaresco, dopo il primo pezzo in maniche di camicia, ilare nei movimenti, passionale e il suo è un suono che sa di nuovo di inedito, di emozionante e trascinante, di esplosivo.
Fresco del Hans Koller Preis, come miglior Jazzista Europeo, Bollani m'appare ancora più sorprendente di quanto non risulti nel cd; sarà per la passione che trasmette nei suoi dinoccolati movimenti, sarà per le dita che scorrono sul piano con una fluidità impressionante: i tasti da lontano non si distinguono e le dita di Bollani sembrano scivolarci leggere sopra, niente di più.
Il suono della tromba di Rava serve solamente a spezzare i momenti di puro genio del pianista: sono piccoli i suoni accennati dal trombettista, quasi mai si trascina in un tema o in un ritornelllo musicale e alla lunga stanca.
C'è da dire che la classe è evidente in Rava e il maestro la distribuisce pian piano, come dare mangime ai piccioni a poco a poco, senza versare sin da subito il contenuto del sacchetto; ma Bollani incalza e si rende assoluto protagonista del palco mantenendo però il dovuto rispetto per il compagno d'avventura.
Divertono il pubblico con piccoli intermezzi parlati, ed è curioso e simpatico osservare quanto sono goffi e impacciati con i microfoni, quanto per loro non sia consueto l'uso della voce ma delle dita.

Sottotono anche la prestazione di Petra Magoni, ospite a sorpresa che canta un paio di brani senza strafare e senza farsi apprezzare come potrebbe; le esecuzioni sono ottime ma non stupiscono affatto ed è un peccato, la voce è forse tra le migliori in Italia.

Si conclude il concerto dopo un ora e qualche manciata di minuti: gli applausi inondano i due che sorridono e s'inchinano con gioia.
Con i miei compagni di viaggio s'avvia vivace dibattito su chi sarebbe stato il trombettista ideale per far decollare la serata: chi dice Bosso, chi Fresu; nessuno approva la performance di Rava totalmente fuori luogo, in territori Bollani s'intende.

All Photos by Sara Palliccia, Click to Enlarge
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