Blonde Redhead @ Estate Romana, Villa Ada - Roma martedì, 19 giugno 2007
Ingannevole è Roma più di ogni altra cosa. Spesso accade che si viaggia per delle ore, con la costante convinzione di aver quasi raggiunto la meta, osservando ogni cartello e segnale, che alla fine serviranno solo a distrarre il conducente. Distrarlo a tal punto che la meta in questione, viene in molti casi superata, in molti altri superata pesantemente. E allora, non essendo in grado in realtà di quantificare la distanza dall’ingresso, parcheggiamo e cominciamo a camminare non pensandoci, per poco. Cominciamo poi a pensarci/lamentarci per almeno un paio di chilometri, fin quando la strada non ci porta dritti verso la fila del botteghino e la conseguente entrata della seconda Villa di Roma, in ordine di grandezza. Villa Ada accoglie ancora una volta una serie di concerti interessanti (qui il programma) ambientati in un’o
rganizzazione tutt’altro che caotica, accogliente anche grazie alla suggestiva location, ben strutturata rispetto alle attrezzature da concerto quali palco, impianti vari ed eventuali e birra.
Odio arrivare in ritardo ad un concerto, magari quando già qualcuno sta suonando sul palco, ma in fila mi era arrivata voce che il gruppo spalla aveva appena finito di suonare e quindi saremmo arrivati giusto nel buco tra il primo concerto e gli head liner. In effetti è stato cosi. Siamo arrivati quando Amedeo, il gemello Pace chitarrista, era intento ad indossare la sua prima chitarra e settare i primi effetti. L’entrata della giapponica Kazu Makino, accompagnata da una serie di urla, tra le quali mi pare di aver udito qualche critica del tutto positiva in merito alle sue gambe, accompagna l’entrata del terzo e ultimo componente, nonché secondo gemello, nonché batterista conosciuto anche come Simone Pace.
I Blonde Redhead sono sul palco, l’atmosfera è rarefatta, molto sensuale anche grazie ai movimenti di Kazu che stupiscono per fluidità.
Quando per la prima volta si vede un gruppo ascoltato da tempo in una delle varie tipo
logie di riproduzione digitale e non, si parte con dei presupposti che vanno a renderizzare perfettamente l’immagine del gruppo, per poi accorgersi che il riscontro reale smentisce gran parte delle conclusioni. Per esempio, immaginavo ci fosse per il trio un qualche supporto turnista, come un bassista o un modulatore di frequenze, in realtà è stato stupefacente accorgersi della maestosità con la quale gli Giappoitaloamericani, si destreggiano tra una miriade di campionamenti e sperimentazioni sonore, che li rendono in alcuni casi al limite del playback. Tra i pezzi eseguiti spiccano alcune tracce del nuovo disco in particolare 23, The Publisher, bellissimo il cantato di Amedeo, poi qualche brano datato come In Particular direttamente da Melody of Certain Damaged Lemon e Pink Love t
ratto da Misery is a Butterfly. Il concerto prosegue con determinazione per circa un’ora dopodichè, la canonica pausa seguita da altri cinque pezzi. Qui avviene quasi dell’incredibile. Finiti i 5 brani di un'ipotetica scaletta, credo non stipulata su carta, il batterista Pace regala le bacchette ed il gruppo esce. Il che è la chiusura tipica di qualsiasi concerto, se non che il pubblico comincia a sbraitare ancora insoddisfatto, a battere i piedi sulle tavole di legno sottostanti, obbligando cosi il gruppo a ritornare sul palco ed eseguire altri due brani, interrotti nel centro da Kazu, “è troppo anche per i Blonde Redhead”, contornato da innumerevoli urla di entusiasmo ed eccitazione. Il riscontro con il pubblico è stato ottimo quindi, molto più alto di quanto mi aspettassi, e proprio a questo proposito alla fine del concerto mi pareva che il viso delle persone fosse distesso, rilassato e compiaciuto.
Io personalmente mi son sentito estasiato.
Ripercorriamo il tragitto che all’andata ci aveva accompagnati sotto il palco e raggiungendo il cancello, ci accorgiamo, con onesto dispiacere, che i due chilometri erano rimasti ad aspettarci li fuori, sorridendo compiaciuti.
Photos by Sara Palliccia









Ho cominciato ad ascoltare i Blonde Redhead qualche anno fa, per caso. Da poco c’era stato il mio primo impatto con i 
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