live, blonde redhead commenti (1)

Ingannevole è Roma più di ogni altra cosa. Spesso accade che si viaggia per delle ore, con la costante convinzione di aver quasi raggiunto la meta, osservando ogni cartello e segnale, che alla fine serviranno solo a distrarre il conducente. Distrarlo a tal punto che la meta in questione, viene in molti casi superata, in molti altri superata pesantemente. E allora, non essendo in grado in realtà di quantificare la distanza dall’ingresso, parcheggiamo e cominciamo a camminare non pensandoci, per poco. Cominciamo poi a pensarci/lamentarci  per almeno un paio di chilometri, fin quando la strada non ci porta dritti verso la fila del botteghino e la conseguente entrata della seconda Villa di Roma, in ordine di grandezza. Villa Ada accoglie ancora una volta una serie di concerti interessanti (qui il programma) ambientati in un’organizzazione tutt’altro che caotica, accogliente anche grazie alla suggestiva location, ben strutturata rispetto alle attrezzature da concerto quali palco, impianti vari ed eventuali e birra.
Odio arrivare in ritardo ad un concerto, magari quando già qualcuno sta suonando sul palco, ma in fila mi era arrivata voce che il gruppo spalla aveva appena finito di suonare e quindi saremmo arrivati giusto nel buco tra il primo concerto e gli head liner. In effetti è stato cosi. Siamo arrivati quando Amedeo, il gemello Pace chitarrista, era intento ad indossare la sua prima chitarra e settare i primi effetti. L’entrata  della giapponica Kazu Makino, accompagnata da una serie di urla, tra le quali mi pare di aver udito qualche critica del tutto positiva in merito alle sue gambe, accompagna l’entrata del terzo e ultimo componente, nonché secondo gemello, nonché batterista conosciuto anche come  Simone Pace.
I Blonde Redhead sono sul palco, l’atmosfera è rarefatta, molto sensuale anche grazie ai movimenti di Kazu che stupiscono per fluidità.
Quando per la prima volta si vede un gruppo ascoltato da tempo in una delle varie tipologie di riproduzione digitale e non, si parte con dei presupposti che vanno a renderizzare perfettamente l’immagine del gruppo, per poi accorgersi che il riscontro reale smentisce gran parte delle conclusioni. Per esempio, immaginavo ci fosse per il trio un qualche supporto turnista, come un bassista o un modulatore di frequenze, in realtà è stato stupefacente accorgersi della maestosità con la quale gli Giappoitaloamericani, si destreggiano tra una miriade di campionamenti e sperimentazioni sonore, che li rendono in alcuni casi al limite del playback. Tra i pezzi eseguiti spiccano alcune tracce del nuovo disco in particolare 23, The Publisher, bellissimo il cantato di Amedeo, poi qualche brano datato come In Particular direttamente da Melody of Certain Damaged Lemon e Pink Love tratto da Misery is a Butterfly. Il concerto prosegue con determinazione per circa un’ora dopodichè, la canonica pausa seguita da altri cinque pezzi. Qui avviene quasi dell’incredibile. Finiti i 5 brani di un'ipotetica scaletta, credo non stipulata su carta, il batterista Pace regala le bacchette ed il gruppo esce. Il che è la chiusura tipica di qualsiasi concerto, se non che il pubblico comincia a sbraitare ancora insoddisfatto, a battere i piedi sulle tavole di legno sottostanti, obbligando cosi il gruppo a ritornare sul palco ed eseguire altri due brani, interrotti nel centro da Kazu,  “è troppo anche per i Blonde Redhead”, contornato da innumerevoli urla di entusiasmo ed eccitazione. Il riscontro con il pubblico è stato ottimo quindi, molto più alto di quanto mi aspettassi, e proprio a questo proposito alla fine del concerto mi pareva che il viso delle persone fosse distesso, rilassato e compiaciuto.
Io personalmente  mi son sentito estasiato.
Ripercorriamo il tragitto che all’andata ci aveva accompagnati sotto il palco e raggiungendo il cancello, ci accorgiamo, con onesto dispiacere, che i due chilometri erano rimasti ad aspettarci li fuori, sorridendo compiaciuti.


Photos by Sara Palliccia


roccheggiato da popkillmysoul alle 19:03

Blonde Redhead - 23
domenica, 01 aprile 2007

alternative, pop , blonde redhead commenti (4)

Ho cominciato ad ascoltare i Blonde Redhead qualche anno fa, per caso. Da poco c’era stato il mio primo impatto con i Sonic Youth e perdendo tempo nel web, ho scoperto che ancora più sotto, giaceva questo fantastico mondo, al quale appartenevano anche i Blonde Redhead. Come in un racconto di Lansdale la vita nella superficie del mondo era spezzata,  le balene non nuotavano più ma strisciavo su una terra ormai arida e l’unico luogo in cui poter vivere, ad eccezione del sottosuolo, era un faro. Un grosso faro. La storia dei BR un po’ rispecchia questo scenario (magari non cosi catastrofico e solitario) devastato dal tempo, in cui dopo anni di non appartenenza alla luce del sole, emergere, con tutte le sue difficoltà, vuol dire essere redentore del bagliore, o di quel poco che ne rimane.
La storia di questo gruppo è pervasa da grandi nomi: il primo disco fu prodotto dal batterista dei Sonic Youth, Steve Shelley, mentre In An Expression Of The Inexspressible fu prodotto da Guy Picciotto, cantante chitarrista dei Fugazi, il quale poi produrrà anche gli ultimi due Melody Of A Certain Damaged Lemons  e Misery is A Butterfly. Quindi 23 è il settimo album della band italo-giapponese residente a New York, ma solo il primo dopo la dipartita dalla Touch&Go, verso la nefasta strada dell’autoproduzione.
Si possono dare significati addirittura esoterici ad un numero stampato su di una esperienza che, buona o cattiva che sia,  rimarrà nel tempo. Ma in effetti si tratta di coincidenze, nulla di grave. Kazu Mankino abita al civico 23 della ventitreesima strada e uno dei gemelli Pace, aveva assegnato il posto numero 23, nel viaggio U.S.A. – Italia. Come già detto, nulla di criticamente occulto.

Il sound dei BR è sempre stato considerato figlio legittimo di quello dei Sonic Youth, ma le cose da qualche tempo sono cambiate. O meglio maturate. Tra gli album ufficiali è sempre passato qualche anno di finte pubblicazioni, anni sabatici, cadute da cavallo (la cantante cadde da cavallo poco dopo aver pubblicato Melody Of A Certain Damaged Lemons facendo passare cosi 4 anni prima dell’uscita del successivo Misery is A Butterfly colmo, giustamente, di riferimenti e allusioni equine ). Questa volta dopo tre anni, il tempo sembra aver fatto il suo dovere. Il suono sembra più ampio, più calibrato e gonfio di dettagli. Un riverbero che come un fantasma segue tutte le tracce, da vita ad atmosfere talvolta romantiche, talvolta da spot televisivo (è un complimento).
Alcuni brani risaltano sugli altri, come Silently, cassa in 4/4 (ma non unz unz), in classico stile BR che accompagna suoni armonizzanti la presenza di Kazu. Publisher, con il suo ritornello da Spot e The Dress, con la presenza pregnante di Synth e tastiere, che danno al tutto un tono onirico.
Anche questa volta il passo falso, che tutti prima o poi s’aspettano, è stato rinviato. Attenderemo nuovi bassisti, nuovi parti gemellari e nuove cadute da cavallo.

 tracklist
1. 23
2. Dr. Strangeluv
3. The Dress
4. SW
5. Spring and By Summer Fall
6.
Silently
7. Publisher
8. Heroine
9. Top Ranking
10. My Impure Hair

roccheggiato da popkillmysoul alle 21:39