Beirut - The Flying Club Cup martedì, 23 ottobre 2007
"Padri della musica", è così che un mio carissimo amico d'oltremare definisce alcuni suoi gruppi preferiti; nella definizione v'è tutto, innegabile, e per lui fanno parte di questa definizione gruppi come Radiohead, Deftones, The Smashing Pumpkins, come dargli torto?Spesso ci penso, penso a chi davvero, secondo me, si meriterebbe una definizione del genere, oltre ai gruppoi sopracitati ovvio.
Ci penso spesso ultimamente, perchè non so quanto sia esagerato definire Padre della musica Zach Condon: mente, voce e polistrumentista del suo progetto Beirut arrivato da poco al secondo LP.
Il disco d'esordio, Gulag Orkestar era già riuscito a stupirmi e mostrava un artista acerbo ma sicuro di se e delle proprie idee e non mi sembrava affatto poco per un ventenne alla prima produzione.
Dopo vari EP nel duemilasei e duemilasette a testimoniare una creatività spontanea e irrefrrenabile, Zach ci propone un album differente, un album che già sa di maturazione, di conferma, di aspettative non tradite.
Vinicio Capossela ammette che sono le canzoni e non le persone ad essere girovaghe, dice che non bisogna far altro che farsi trovare pronti e scriverle sul momento; Zach è sempre pronto, le sue canzoni sanno di treni a vapore, di paesi lontani, di conflitti finiti, di pane fragrante (baguette), di polvere da sparo, di spezie odori tessuti e paesaggi incantevoli e incontaminati, sanno di libertà e di fantasia.
In questo cd tutto si potrebbe concentrare nella perfetta Un Dernier Verre, canzone a dir poco meravigliosa, stupefacente in ogni sua piccola particella, in ogni molecola; si dovrebbero incontrare lui e Capossela, avrebbero molto da dirsi.
Zach sembra cresciuto in un altra epoca, le sue canzoni sembrano uscire fuori da cartoline ingiallite, ma sono attuali, è come guardare dentro un binocolo ed osservare il passato, con distanza, con rispetto, affascinante gioco; la sua voce è malinconica ed evocativa, le sue note sono dolci, dolcissime e delicate, l'uso dei mille strumenti è impressionante, ci vorrebbero anni a chiunque per acquisire tali doti d'arrangiamento: il giovinotto da spazio ad ottoni, strumenti orientali, chitarre e percussioni, tante fisarmoniche e il suo primo strumento, la tromba, sempre in bella evidenza; li mescola, li impasta, fa quel che vuole, sicuro del risultato ottenuto con la maestria e l'esperienza di chi è nel campo da almeno due decadi.
In St.Apollonia l'ottimo uso dei cori.
In Nantes un piccolo organetto da ritmo alla canzone, orecchiabilissima.
Sunday Smile è il singolone costruito sulle incertezze, per nulla sgraziato conquista immediatamente.
Le altre canzoni arricchiscono il genere, ampliano gli orizzonti e di questo disco ci si innamora solo dopo vari ascolti, ma è un amore destinato a durare nel tempo, è un disco che si piazza insieme a quello dei "Padri della Musica", nella vostra playlist, quasi subito basta aver pazienza.
E' allora grave o troppo azzardato considerare il magico Zach, "Padre della Musica"?
Attendo commenti...
(sito ufficiale, Myspace)
Tracklist :
- Call To Arms
- Nantes
- A Sunday Smile (click to download)
- La Banileu
- Cliquot
- The Penalty
- Forks and Knives (la fete)
- In The Mausoleum
- Un Dernier Verre (pour la route)
- Cherbourg
- St. Apollonia
- The Flying Club Cup
- Untitled

roccheggiato da 0ss0 alle 01:31








Il disco del 2006, Gulag Orkestar lo sentii per puro caso e me ne innamorai; nelle classifiche del 2006 di tutti i blog e siti musicali era sempre in top ten e ne rimasi stupito. Pensavo sinceramente che un album così non sarebbe piaciuto a nessuno, invece i 

popkillmysoul in Ex-Otago Live Report...
swami in Ex-Otago Live Report...
utente anonimo in The Gutter Twins Liv...
utente anonimo in The Gutter Twins Liv...
utente anonimo in The Gutter Twins Liv...
swami in Motorpsycho - Little...
0ss0 in Motorpsycho - Little...
swami in Motorpsycho - Little...
popkillmysoul in Motorpsycho - Little...