Barzin - My Life in Rooms
sabato, 10 marzo 2007

cantautori, barzin commenti (2)

Grumi di rondini nel cielo. Un qualcosa di lento, calmo e dolcemente invasivo pian piano avanza, si sta facendo posto, si muove.
Barzin questo qualcosa lo coglie al volo, al primo battito d'ali. Una primavera soporifera, che aiuta a uscire dall'intirizzimento dell'inverno. O ad entrarci. Sì perchè scopro solo dopo alcuni ascolti dal sentore primaverile che quest'album è uscito la scorsa metà di Ottobre.
E allora sorgono dei pensieri spontanei, e capisco.
Barzin è il filtro.
Con lo svolgersi di My Life in Rooms è palese: è la transizione fatta musica. Una transizione perfetta, data dalla sua alchimia: elementi country di puro sole fusi allo slow-core, a  qualche rintocco shoegaze, a componenti limpidamente invernali, freddi, malinconici. E tutto avviene in un processo reversibile, che si adatta davvero troppo, troppo allo stato di "passaggio", condizione umana ricorrente.

Let’s Go Driving svolge le intenzioni di Barzin: lui stesso ci spiega che questa è la sua vita, la sua vita fatta di stanze, per poi dirci di andar in un qualche posto lontano pensando che non siamo così giovani, che forse è ora di comprare qualcosa di nuovo, di guidare via da qui giusto per oggi. L’intero disco sviluppa queste poche righe di intenti in una maniera impalpabile, eterea, ma vivente, pulsante a suo modo, perché più l’ascolti e più ti accorgi di sentirti come su di un lungo filo teso, nascosto a tirare il lenzuolo della calma di superficie generale.
Leaving Time è l'apice. Fa da sottofondo naturale all'alba di questo e di tutti i giorni successivi fino almeno a Giugno. E’ lenta, incredibilmente lenta, ti si scioglie nella testa, ancor di più all'aria aperta, a grandi respiri. E te la senti dentro.
Scopro con piacerissimo dopo alcuni secondi che Just More Drugs mi ha stimolato dei ricordi pinkfloydiani a colpo sicuro: "[...] Ok, just a little pinprick, there'll be no more, no more ah.." ci racconta poi la soffusa voce di Barzin, che imbastisce un omaggio al crazy diamond Barret forse già dal titolo della canzone, o almeno è quello che ci leggo io, sempre più contenta che un'artista celi delle piccole "chicche" di peso non indifferente nelle sue canzoni impastandole bene ai suoi testi, e che l'orecchio di un ascoltatore un po' appassionato riconosca questi "favoritismi".
Sometimes the Night..., l'unica strumentale, riassume il concetto di "Musica da camera" che rievoca il titolo dell'intero lavoro: mi ci vedo, lì, in una camera al 4° piano, la cui portafinestra da' su di una cittadina di mare illuminata a notte. Lì, a sorseggiare un qualche cosa di finemente alcolico su di una sedia lunga di vimini, a lasciare che la testa si fonda con la musica, la notte, il sonno.
Non mi dilungo di più, My Life in Rooms va fatto sciogliere da sé. In una camera al 4° piano, la cui portafinestra..
Ascoltatelo subito Barzin, è l’unico consiglio con il quale posso chiudere con voi questo discorso.

Tracklist
1. Let's Go Driving
2. So Much Time To Call My Own
3. Leaving Time
4. Just More Drugs
5. Take This Blue
6. Acoustic Guitar Phase
7. Won't You Come
8. Sometimes The Night...
9. My Life In Rooms

roccheggiato da Coe alle 14:10