live, concerti, band of horses commenti (1)

Selvaggi barbuti invadono puntuali il palco del Musicdrome di Milano; la trasferta Milanese è per loro puro sfogo con un pubblico che li ha potuti apprezzare una sola volta in Italia, per tutti i presenti, circa duecento, è pura curiosità.

Il gruppo by Sub Pop, capitanato da un Ben Bridwell in puro stile Rambo per l'occasione con la tipica fascia in testa, ha sulle spalle un lunghissimo tour in tutta l'america e in tutta Europa, il loro gigantesco tour bus, posteggiato fuori, ha le ruote consumate, sporche di fango: di chilometri ne han visti e offrono gentilmente la loro esuberanza senza mostrare segni di affanno, con eleganza.
La formazione è quella ufficiale: batteria, basso due chitarristi, tastiere e la voce\chitarra di Ben, frontman spigliato e caratterizzato dalla più lunga lanugine che ci sia sul palco, nonostante tutto il gruppo e tutti i tecnici si impegnino ad uniformarsi al look, nessuno arriva alla sua lungimirante peluria; c'è da dirlo, se vuoi sperare di far parte della band, anche solo per passargli gli asciugamani, devi prima pensare che il tuo modello ispiratore, d'ora in poi, sarà Gandalf Il Grigio, lui e basta.

Cominciano con un pezzo lento, un Window Blues che ispira al dondolamento e quindi, ad un inconsapevole riscaldamento. Esplodono in The First Song con la slide guitar di Ben maltrattata a schiaffi e plettrate violente: s'intravede qualche segno di allegro danzereccio tra la folla, molti sono sugli spalti a seguire da seduti, qualcuno canta, personalmente urlo come un disperato ogni singola canzone.
Non perdono colpi, suonano per un' incessante ora, con qualche urlo da cowboy a suddividere le varie canzoni.
Escludendo i batterista e il tastierista i quattro fanatici delle corde cambiano un infinità di volte i loro strumenti, Ben quasi una in ogni pezzo: da notare però come si affidi maggiormente alla sua Gibson Les Paul dei primi tempi, sempre presente nelle esecuzioni più importanti come Is There a Ghost, The Funeral, The Great Salt Lake.

Escono, come dicevo, dopo un ora intensissima, costellata anche di un paio di inediti vagamente country.
Rientrano dopo qualche minuto per altri quaranta, intensissimi, minuti di pura musica.
Suonano quasi tutte le tracce dei loro due cd, si intrattengono in piccoli prolungamenti piacevoli ma sin troppo brevi.
La loro uscita finale è accompagnata da un trionfo d'applausi, urla e fischi di compiacimento.
Da sottolineare altre tre cose:
- Come un fonico serio (e barbuto) possa rendere una serata ancora più piacevole, lavoro spettacolare.
- Come un incompetente alle luci possa renderla più triste: mai visto un palco così buio.
- Come l'entusiasmo e il coinvolgimento premi il gruppo in questione e purtroppo, in questo, i BoH peccano leggermente; a volte, solo a tratti, l'impressione è che ci sia qualcuno dietro (barbuto ovviamente) che li costringa a suonare: freddi, distaccati e fin troppo professional.

Fortunatamente, solo a tratti.

All Photos by Elisa Secco (click to enlarge)
(Flickr di GlassHouse)

roccheggiato da 0ss0 alle 15:19

Band of Horses - Cease to begin
martedì, 09 ottobre 2007

rock, indie, band of horses commenti

Presumo sia la prima volta che scrivo una recensione in silenzio, senza l'album che scorre via.
Credo di potermelo permettere, credo di poterlo fare perché quest'album, che ho solo da ieri è per me così tanto familiare da poterne parlare senza bisogno di nessun supporto.
Nel loro myspace definisco la loro musica terapeutica e di facile ascolto e penso sia un ottima sintesi del loro sound, dove la vera chicca è la voce, capace di penetrarti nel profondo, capace di entrare, con familiarità inaudita, nelle orecchie e nella testa della gente.
La band di Mt.Pleasant, South Carolina m'aveva già stupito nel duemilasei con il suo disco d'esordio Everything All The Time, dove quel che più contava era il lato emozionale riservato ad ogni singola canzone, con esplosioni vere e proprie cariche di pelle d'oca e frasi urlate.
Dopo tanti live in giro per gli stati uniti la band si ripropone con Cease to Begin registrato ad Asheville, in una formazione nuova: non più in quattro ma in tre, senza l'amico fondatore Mat Brooke e questo potrebbe far pensare ad un suono più minimalista, meno convinto, una band diversa.
I Band Of Horses dimostrano invece una voglia innata nel comporre e nello stupire, ci regalano un cd che per le prime cinque tracce non ha una minima sbavatura, anzi, con The General Specific il cd tocca le sue punte più alte e consacra il gruppo come una delle realtà indie-rock più valide di questi tempi; una canzone abbastanza semplice sia nella musica che nelle parole ma praticamente perfetta come arrangiamento: l'hammond di sottofondo crea una base morbida per il riff di chitarra e per la voce, davvero spettacolare.
E' un album che sembra volersi staccare dal precedente, forse più “americano” nel suono, soprattutto nel basso, un album che tende ad un auto caratterizzazione in ogni suo strumento, ed è successo pieno; la band scopre una vena anche più soft rispetto al primo lavoro dove era venuta un po' meno e culla le giornate dell'ascoltatore con morbida grazia.
E'anche vero però che l'imperfetta Lamb of the Lam, tipica canzone da skippare subito; l'inesistente, seppur bella, Island on the Coast e la parziale shoegaze, Marry Song contribuiscono ad una discesa fin troppo rapida e fin troppo brutale dal picco di meraviglia che avevamo raggiunto con tanta semplicità.
Ma sono le ultime due tracce a regalarci un atterraggio morbido e sicuro, quel materasso soffice che t'aspetti oramai, perché qualche errore, capita a tutti.
Seppure i live visti su YT non m'abbiano particolarmente affascinato prometto a tutti i lettori di glass house una recensione dettagliatissima di un loro concerto, semmai verranno a promuoverlo in Italia.
(Sito Ufficiale, Myspace)

Tracklist :
  1. Is There a Ghost
  2. Ode to LRC
  3. No One's Gonna Love You
  4. Detlef Schrempf
  5. The General Specific
  6. Lamb of The Lam (in the city)
  7. Island On The Coast
  8. Marry Song
  9. Cigarettes, Wedding Bands
  10. Window Blues
roccheggiato da 0ss0 alle 20:06

Band Of Horses - Everything All The Time
domenica, 21 gennaio 2007

alternative, indie, band of horses commenti

A questo punto vorrei proprio parlarvi della band misteriosa.
Vorrei parlarvi del loro primo cd, che è di quei lavori che ascolti con curiosità all’inizio, anche un po’ di scetticismo magari, poi ti ritrovi ad ascoltarlo tutti i giorni.
Sarà per quella voce particolare, inaspettata, sarà perché ogni loro canzone ti suona già familiare e ti rimane in testa, anche se di banale, in questo disco, non c’è proprio nulla.
In effetti mi sento un poco a disagio dato che quest’album è uscito esattamente il 21 marzo del 2006, sono quasi in ritardo di un anno, ma davvero valeva la pena di segnalarvi quest’uscita.
Chitarre, basso e batteria, niente di complicato, una normale indie band di Seattle, una delle tante, qualche apertura di concerti agli Iron e Wine e un contratto con la Sub – Pop, che di artisti di valore ne ha molti. Ma i Band of Horses sono molto di più, sono canzoni originali, testi dolci, ottimi arrangiamenti, canzoni varie ma tutte con una propria, ben definita identità.
Basta ascoltare The First Song, eccezionale brano d’apertura o Part One, che mi ricorda tanto, non so perché, gli Sparklehorse; poi soffermatevi sui due singoli, The Funeral e The Great Salt Lake sicuramente due dei migliori brani di quest’esordio discografico che potrete ascoltare dal loro myspace, così come, sempre dallo stesso blog, potrete osservare i video dei due singoli, quello di The Great Salt Lake è proprio da vedere. Non vi resta che ascoltarlo, gran lavoro, dove c’è anche lo zampino di Phil Ek, lo stesso produttore dei Built to Spill e degli Shins, band che ha pubblicato, proprio poco tempo fa un nuovo lavoro, debbo ascoltarlo, ne parlano tutti benissimo.
Se all’inizio non vi convincono o siete diffidenti, ascoltate subito Weed Party per qualche volta e fate caso al vostro piede, sta battendo il tempo…

Tracklist :
  1. The First Song
  2. Wicked Girl
  3. Our Swords
  4. The Funeral
  5. Part One
  6. The Great Salt Lake
  7. Weed Party
  8. I Go To The Barn Because I Like The
  9. Monsters
  10. St. Augustine
roccheggiato da 0ss0 alle 03:43