Band Of Horses live @ Musicdrome, Milano giovedì, 20 marzo 2008
Selvaggi barbuti invadono puntuali il palco del Musicdrome di Milano; la trasferta Milanese è per loro puro sfogo con un pubblico che li ha potuti apprezzare una sola volta in Italia, per tutti i presenti, circa duecento, è pura curiosità.Il gruppo by Sub Pop, capitanato da un Ben Bridwell in puro stile Rambo per l'occasione con la tipica fascia in testa, ha sulle spalle un lunghissimo tour in tutta l'america e in tutta Europa, il loro gigantesco tour bus, posteggiato fuori, ha le ruote consumate, sporche di fango: di chilometri ne han visti e offrono gentilmente la loro esuberanza senza mostrare segni di affanno, con eleganza.
La formazione è quella ufficiale: batteria, basso due chitarristi, tastiere e la voce\chitarra di Ben, frontman
spigliato e caratterizzato dalla più lunga lanugine che ci sia sul palco, nonostante tutto il gruppo e tutti i tecnici si impegnino ad uniformarsi al look, nessuno arriva alla sua lungimirante peluria; c'è da dirlo, se vuoi sperare di far parte della band, anche solo per passargli gli asciugamani, devi prima pensare che il tuo modello ispiratore, d'ora in poi, sarà Gandalf Il Grigio, lui e basta. Cominciano con un pezzo lento, un Window Blues che ispira al dondolamento e quindi, ad un inconsapevole riscaldamento. Esplodono in The First Song con la slide guitar di Ben maltrattata a schiaffi e plettrate violente: s'intravede qualche segno di allegro danzereccio tra la folla, molti sono sugli spalti a seguire da seduti, qualcuno canta, personalmente urlo come un disperato ogni singola canzone.
Non perdono colpi, suonano per un' incessante ora, con qualche urlo da cowboy a suddividere le varie canzoni.
Escludendo i batterista e il tastierista i quattro fanatici delle corde cambiano un infinità di volte i loro strumenti, Ben quasi una in ogni pezzo: da notare però come si affidi maggiormente alla sua Gibson Les Paul dei primi tempi, sempre presente nelle esecuzioni più importanti come Is There a Ghost, The Funeral, The
Great Salt Lake.Escono, come dicevo, dopo un ora intensissima, costellata anche di un paio di inediti vagamente country.
Rientrano dopo qualche minuto per altri quaranta, intensissimi, minuti di pura musica.
Suonano quasi tutte le tracce dei loro due cd, si intrattengono in piccoli prolungamenti piacevoli ma sin troppo brevi.
La loro uscita finale è accompagnata da un trionfo d'applausi, urla e fischi di compiacimento.
Da sottolineare altre tre cose:
- Come un fonico serio (e barbuto) possa rendere una serata ancora più piacevole, lavoro spettacolare.
- Come un incompetente alle luci possa renderla più triste: mai visto un palco così buio.
- Come l'entusiasmo e il coinvolgimento premi il gruppo in questione e purtroppo, in questo, i BoH peccano leggermente; a volte, solo a tratti, l'impressione è che ci sia qualcuno dietro (barbuto ovviamente) che li costringa a suonare: freddi, distaccati e fin troppo professional.
Fortunatamente, solo a tratti.
All Photos by Elisa Secco (click to enlarge)
(Flickr di GlassHouse)

roccheggiato da 0ss0 alle 15:19








Presumo sia la prima volta che scrivo una recensione in silenzio, senza l'album che scorre via.
A questo punto vorrei proprio parlarvi della band misteriosa.

popkillmysoul in Ex-Otago Live Report...
swami in Ex-Otago Live Report...
utente anonimo in The Gutter Twins Liv...
utente anonimo in The Gutter Twins Liv...
utente anonimo in The Gutter Twins Liv...
swami in Motorpsycho - Little...
0ss0 in Motorpsycho - Little...
swami in Motorpsycho - Little...
popkillmysoul in Motorpsycho - Little...