Underworld - Oblivion With Bells
mercoledì, 07 novembre 2007

electro, ambient, underworld commenti (1)

oblivion with bellsChiunque abbia visto almeno una volta Trainspotting non può non ricordare uno dei pezzi più belli della colonna sonora, "Born Slippy", forse il pezzo più famoso del duo inglese.

Dopo vent'anni di attività e dopo cinque anni dall'ultimo (non superlativo a mio parere) lavoro, Karl Hyde e Rick Smith decidono di tornare nei negozi con questo Oblivion With Bells, un disco che vuole essere innovativo rispetto ai canoni precedenti, una migrazione verso sonorità più soft, più minimali. Peccato che il tutto risulti stucchevole, vecchio ammuffito, nostalgico.
E' il classico esempio di band dal passato consolidato che cercano di rinnovarsi ma sembrano essere impantanate negli stilemi che le hanno rese famose, non importa quanto possano avvicinarsi ai generi di più moderna *tendenza*.

Come m'è consueto, racconterò del disco attraverso le sue tracce.
Crocodile, primo singolo, sonorità molto '90, già da questo primo impatto si ha la sensazione che il resto del cd non cambi di una virgola, mediocre.
Beautiful Burnout, otto minuti della stessa solfa, ben migliore come composizione rispetto al primo, solita voce "misteriosa" passata e ripassata sotto delayer e filtri vari, le percussioni tribali sono un piacevolissimo "plus".
Holding The Moth, terribile nonostante la potente cassa, la voce la rende pressappoco così (sto estremizzando ovviamente, ma mi è venuta alla mente sta treshata ascoltandola)
To Heal, preferirei non scriverne, osceno flashback verso i primissimi vagiti ambient, fortuna sono soltanto due minuti e mezzo.
Glam Bucket, nonostante sia un pezzo diciamo "secondario", credo sia quello più fresco, un suono dal gusto un po' giappoambient, un crescendo che non arriva una fine, senza riff inutili, pulito, semplice.
Boy Boy Boy è semplicemente insignificante, potevamo farne decisamente a meno.
Cuddle Bunny vs The Celtic Villages, oltre a farci notare quanto siano brutti i titoli della tracklist, è un altra coltellata inflitta al neonato ambient (che ormai è più che maggiorenne), vedi traccia quattro.
Faxed Invitation, non si capisce manco cos'è, beat minimali e sincopati, voce metallica, un arpeggiatore, punto.
Good Morning Cockerel, questa mi piace, sarà perchè è una ballad malinconica piano e voce senza elettronica?
Best Mamgu Ever, alla penultima traccia qualcosa migliora, breakbeat pulito e semplice, nove minuti trascorsi senza tendenze suicide.

Beh, sono stato abbastanza caustico, se volessimo fare della matematica, la maggior parte delle tracce sono inutili, il resto sarebbe risultato interessante una decina d'anni fa, un paio si salvano.
Cosa vuol dire tutto ciò? Si ritorna all'inizio.
I due ceffi inglesi sono abbastanza avanti con l'età, cercano di rinnovarsi ma restano ad ammiccare ai nostalgici '90.
Nonostante possa essere un piacevole e malinconico sottofondo per le nostre serate passate a fare altro, magari tirando fuori ricordi di giovinezza, tuffi nel passato, crogiolandosi in un cestino di sintetizzatori, personalmente credo che questo disco non aggiunga nulla al nostro bagaglio musicale, qui nell'incomprensibile duemilasette (quasi duemilaotto).

Tracklist:

    01. Crocodile
    02. Beautiful Burnout
    03. Holding The Moth
    04. To Heal
    05. Ring Road
    06. Glam Bucket
    07. Boy, Boy, Boy
    08. Cuddle Bunny vs The Celtic Villages
    09. Faxed Invitation
    10. Good Morning Cockerel
    11. Best Mamgu Ever
roccheggiato da hedgehog alle 11:34

Apparat - Walls
lunedì, 04 giugno 2007

electro, ambient, apparat commenti (1)

wallsWalls è l'ultimo lavoro di Sascha Ring (di cui lui stesso ha affermato "uscirà a maggio, ma sicuramente si troverà su emule parecchi mesi prima" e visto che la Shitkatapult non si degna di rispondere alle nostre mail...).
Un po' mi si spezza il cuore nel fare questa rece, che si sappia.
Sasha Ring è una delle persone che stimo di più in ambito musicale, soprattutto dopo il fantastico-è-dir-poco Orchestra of Bubbles registrato con la techno princess Ellen Allien, con cui poi a scopi promozionali pare abbia avuto un rapporto amoroso corredato di tour insieme... mah.
Bene, da Apparat in un certo senso non m'aspettavo nulla di diverso, avevo intuito questo ampliamento della sua vena pop già palesata a sprazzi nei suoi precedenti lavori, ma parliamo del cd.

Tredici tracce di cui quattro in featuring con Raz Ohara e altre due con Apparat stesso alla linea vocale... già, parecchi pezzi cantati, e già questo mi fa un po' girare le palle.
Poca passione (vogliamo metterlo a confronto con l'ep Silizium?), tutto sembra ricondurre a una malinconia calcolata, mood che vorrebbe suggerire ma, nonostante il suo indiscusso talento, non ci riesce perchè in fondo non ci crede nemmeno lui.
I pezzi più "dance" sono i meglio riusciti (Fractales, Limelight), anche se rimane quel senso di banalità che pervade in tutto il lavoro. Gli xilofoni assai nordic di Not a Number sono apprezzabili, gli archi di Useless Information sembrano un abuso di Silizium (sempre nel sopracitato Silizium EP).
Hailin From The Edge, secondo pezzo e primo pezzo che sconvolge a causa della linea vocale, parte con una base che sembra banalotta ma si riprende quasi subito, grazie all'orecchiabilità, lo stesso dicasi per Holdon, più complesso e più "maturo".
Birds e Over And Over sono l'emblema di quel tentativo malriuscito di suggerire sensazioni costruite a tavolino condite con archetti vari (e pure qua, vogliamo parlare di Komponent?).
Arcadia sembra essere uscito dal lavoro solista di Thom Yorke... sul serio, la linea vocale potrebbe appartenere tranquillamente a The Eraser, senza colpo ferire.
Intendiamoci, è uno che sa quello che fa, i pezzi sono tutti, dal primo all'ultimo, di ottima fattura, pieno di ricamini glitch e suoni raffinati, anche nelle ballate pop.
Il problema sta nel fatto che, a mio parere, Apparat è troppo fuori dal mondo (o se preferite manca semplicemente di coraggio) per poter sfornare un cd commerciale e assimilabile in toto all'electropop (di cui, com'è noto, ho parlato abbastanza male in diverse recensioni). Non credo, infatti, che questo lavoro abbia riscosso il successo aspettato tra i non-aficionados.
Il risultato complessivo è un cd carino, ascoltabile, facile... per uno che non conosce Apparat. Proprio se non lo conoscessi il voto sarebbe stato di un paio di punti più alto, o forse due punti più basso.
Il fatto è che, nonostante sia nella mia playlist da più di un mese, e non smetterò certo di ascoltarlo, da una parte delude le mie aspettative, Sascha, c'hai provato, torna in te.
(MySpace, Sito Ufficiale)

Tracklist:
1. Not A Number
2. Hailin From The Edge (feat. Raz Ohara) (su Radio GlassHouse)
3. Useless Information
4. Limelight
5. Holdon (feat. Raz Ohara)
6. Fractales Pt.1
7. Fractales Pt.2
8. Birds (vocals by Apparat)
9. Arcadia (vocals by Apparat)
10. You Don´T Know Me
11. Headup (feat. Raz Ohara)
12. Over And Over (feat. Raz Ohara)
13. Like Porcelain
roccheggiato da hedgehog alle 11:24

Eluvium - Copia
venerdì, 11 maggio 2007

ambient, eluvium commenti (2)

Ambient è una parola che mi spaventava, per me recentemente visto come genere prolisso, troppo vago e privo di senso.
Ho fortunatamente avuto da ricredermi con Eluvium, monicker che introduce Matthew Cooper, compositore americano dall'aria fragile e viso schivo.
L'intenso e duraturo gioco di ritorni di melodie, assonanze di piano ed archi e la struttura omogenea ma ben curata del suo nuovo Copia ti riempiono dentro. La sensazione che si ha al primo ascolto è di solennità. Va via via a stemperarsi con gli ascolti successivi in un'imponenza più ridotta, spoglia di toni altezzosi o pomposi da subito, che si trascina verso un feeling di eterea semplicità, di leggerezza centellinata in piccoli episodi (inserimenti di finezze elettroniche soprattutto) ricorrenti.
Copia si differenzia da molte produzioni ambient per la sua principale caratteristica, il suo punto forte: la mancanza di stucchevolezza. Nessun risentire lezioso nei suoi movimenti, nessuna noia risale dentro con l'ascolto. Solo la piacevole sensazione di avere a che fare con un prodotto curato e forte dell'esperienza dell'artista, ma non per questo privo di freschezza e di piglio creativo nella sua integrità.
Certo, bisogna anche essere ben predisposti a lasciarsi fra le braccia di un prodotto interamente strumentale. Ma con Copia verrà più che naturale.


Se Indoor Swimming at the Space Station ci fa fluttuare a mezz'aria in scenari ampi e pieni di respiro (quali quelli spaziali che mi suggerisce la station del titolo) e Seeing You Off The Edges ne è la sua diretta conseguenza, Prelude for Time Feelers (disponibile su Radio GlassHouse) ci amalgama in luoghi più "bassi", al terreno e all'aria circostante con un puro giro di piano che cresce gradualmente d'intensità, sostenuto da un'ottima ripartizione d'archi. Una delle punte massime del disco.
Requiem on Frankfort Ave. sposta il pensiero a certe conclusioni di film in bianco e nero con la lunga camminata del protagonista nel suo impermeabile, verso il classico redento "nuovo giorno".
Radio Ballet intreccia diversi dolci rincorrersi di piano in un tono coinvolgente; altro punto ottimo dell'intero lavoro soprattutto per l'immediatezza del pezzo, che ben si fa apprezzare in situazioni crepuscolari estive.
Si gioca anche con le piccole minuzie: l'(Intermission) crea un breve ma essenziale distacco emotivo con suoni sintetici che copiano quelli ambientali e porta ad altre due ottime composizioni, incentrate su ritorni di corde nel caso di After Nature e sullo sposalizio, in cui Eluvium riesce alla perfezione, di piano ed archi di Reciting the Ariships, insidiato da campionamenti elettrici d'automatismi (solo per uditi fini); pezzo che si contende con Prelude... la finale vetta fra i picchi dell'album.
Un coprente ma sottile tessuto d'interferenza in Hymn #1 la fa pervenire da una scassata radio dei '30, quasi fosse una ridotta composizione di un tal beneamato e conosciuto Henry Mancini.
Si va alla conclusione in meritata bellezza con Repose in Blue e i suoi accennati e suggestivi scoppi di artificio.

Godetevelo.
(All'occorrenza, ecco il suo MySpace)


Tracklist:
   1. Amreik
   2. Indoor Swimming At The Space Station
   3. Seeing You Off The Edges
   4. Prelude For Time Feelers (disponibile su Radio GlassHouse)
   5. Requiem On Frankfort Ave.
   6. Radio Ballet
   7. (Intermission)
   8. After Nature
   9. Reciting The Airships
  10. Ostinato
  11. Hymn #1
  12. Repose In Blue


roccheggiato da Coe alle 10:48

Octogen - 2fiveonine
domenica, 06 maggio 2007

techno, ambient, octogen commenti

2fineonineUhm... partiamo dall'inizio.
Octogen non è altro che Marco Bernardi, italiano trapiantato a Glasgow che inizia la sua avventura musicale a quindici anni, grazie ad un lavoro in un negozio di dischi, poi contratti vari con etichette varie, remix importanti e 12'',
Esce ora con la Soma Records il suo primo (se non erro) full-lenght, chiamato 2fiveonine, e qui ci sarebbe da aprire un enorme parentesi numerologico/cabalistica, per esempio: 2fiveonine=25/09, la sua data di nascita, e quindi, per assurdo, la data di nascita di quel bimbo in copertina, qualcuno azzarda finanche un'associazione riguardante il segno zodiacale del nascituro, ovvero bilancia, richiamando la volontà di bilanciare suoni del passato con quelli del futuro... sìsì bella storia ma parliamo del cd.

Sinceramente mi trovo abbastanza in contrasto con quanto leggo in giro riguardo questo famoso bilanciamento, ma procediamo per ordine.
L'album segue un andamento progressivo, le prime tracce hanno ritmiche lente, poi via via più "dance".
Ascoltandole non si può fare a meno di giocare a riconoscere le "citazioni" (che a volte sembrano quasi ricampionature), e così sentiamo suoni già noti, rivisitati in chiave personale e spesso futuristica, la lista è lunga e va dai saliscendi ed i clapclash in 4/4 degli Orbital (un po' in tutto il cd), ai Future Sound of London, da Aphex Twin (specialmente Monocyte), agli otto bit nintendiani (Mushroom Mario), ai vocoder di Cside, di cui c'è come ghost track la versione midi (!?!?)
Risulta assai vario, passa in rassegna diversi mood, senza però mai scadere nel rivisto, sfiora il glitch ma non si infogna in beat minimali, sempre prediligendo invece un climax, sia vocale che sonoro, sia all'interno della traccia, sia nel cd nella sua interezza.
Mantiene sempre un piede nei nineties più inoltrati e l'altro in un futuro tutto personale ma sempre lucidissimo e consapevole
Senza dubbio fondamentalmente techno, un po' nerd, un po' ambient, un paio di ballads, in ogni caso apprezzabile parecchio da chiunque, grazie anche alle melodie orechiabilissime dal gusto tutto italiano.
Perchè allora, nonostante questo lavoro mi sia piaciuto non poco, sono perplesso?
In realtà non lo so, quindi lo lascio come quesito: un lavoro di rivisitazione così ben fatto, risulta sicuramente fresco e godibilissimo, magari pure originale, ma quanto "nuovo"? Voglio dire, è veramente questo il futuro della scena electro? Io non ho risposte a questa domanda.
PS: ma solo a me Les Misereye ricorda troppissimo un pezzo della sountrack di Monkey Island?
(MySpace, sito ufficiale)

Tracklist:
    01. In The Beginning There Was HMX
    02. Ligrgirl (album edit)
    03. Cside (album edit)
    04. Acieob (su RadioGlassHouse)
    05. Les Misereye
    06. Monocyte
    07. 7ventheaven
    08. Save Your Saviour
    09. Scionide
    10. Mushroom Mario
    11. Soulsearcher
    12. The Reason Why (You Never Will)
    13. Centraal
    14. With Respect...?
roccheggiato da hedgehog alle 10:31