Alcest - Souvenirs D'Un Autre Monde
mercoledì, 05 settembre 2007

folk, metal, shoegaze, alcest commenti (1)

Da quando inserisci il cd nel lettore in una dolce e incredibilmente tiepida mattina di fine estate capisci che quello che stai per ascoltare non sarà un disco come gli altri.
Senza preavviso, dopo pochissimi secondi le chitarre già urlano estasiate come a gioire di un miracoloso orgasmo simultaneo, i decibel salgono in picchiata e dopo un bucolico intermezzo di chitarra acustica l'emozione sale oltre la soglia consentita quando entra la suadente e angelica voce di Neige, che si libra ad altezze impensabili, sopra un tappeto di distorsioni soffici ed eteree come nuvole...
Incredibile ma vero, dopo soli tre minuti sono queste le emozioni che mi ha suscitato Printeps Emeraude, la canzone d'apertura di questo primo disco sulla lunga distanza di Alcest, che due anni fa aveva già stupito con un bellissimo Ep di due tracce, "Le Secret".
Questa misteriosa creatura, che sembra essere un ventunenne francese di Avignone cresciuto in un oscuro universo black-metal d'oltralpe, già a capo di un interessantissimo progetto con gli Amoseurs giunge qui alla prima prova di maturità, con un disco splendido che lascia il segno e che per quanto mi riguarda si colloca subito tra le migliori uscite dell'anno.
Sei tracce, sei gioielli per un disco incredibilmente emotivo, emozionale, emozionante.
L'atmosfera magica e trasognata del pezzo d'apertura resiste senza cedimenti dall'inizio alla fine, e l'album scorre via come un bel sogno ad occhi aperti, solare e malinconico al tempo stesso, rivelando una compattezza del sound e una consapevolezza negli arrangiamenti che lasciano a bocca aperta, trasportando l'ascoltatore in una dimensione altra, un'estasi, un nirvana acido che fa gridare al miracolo, in tempi come questi di MTV, di musica precotta e di suoni di plastica.
Le lunghe composizioni si assomigliano fra di loro, sono tutte sopra i sei minuti, e tutte basate sui crescendo e sui contrasti fra la dolcezza degli intermezzi acustici (che spesso mi hanno fatto pensare alle atmosfere gothic-folk metal degli Agalloch, una delle più grandi band del mondo, da riscoprire)  e l'esplosione elettrica che crea veri e propri muri del suono, di una bellezza angosciosa e sconvolgente (che fa venire in mente i migliori esempi di shoegazer, dai mitici Slowdive di “Just For A Day” ai My Bloody Valentine ai Cocteau Twins). Un'atmosfera che non stanca mai.
Difficile citare un pezzo piuttosto che un altro (anche se personalmente la mia preferenza va per Ciel Errant, dallo struggente inizio alla Coldplay, e Tir Nan Og, indimenticabile viaggio ad altezze sconosciute all'uomo), questo è un disco che va ascoltato tutto d'un fiato nei suoi 40 minuti senza fiato, un disco che va dritto al cuore senza preoccuparsi dell'intellettualismo dei generi e delle mode musicali, un disco che può far avvicinare a generi “estremi” come lo shoegazing e il metal anche il più prevenuto e meschino degli ascoltatori, narcotizzato da ascolti futili e modaioli.
Per gli appassionati del genere, e per chiunque abbia voglia di piangere con la musica.

Tracklist

1. Printemps Emeraude
2. Souvenirs D'un Autre Monde
3. Les Iris
4. Ciel Errant
5. Sur L'autre Rive Je T'attendrai
6. Tir Nan Og
roccheggiato da FaustoMarrone alle 16:53